Padre Vittorio Buset
L'infanzia
Vittorio ama giocare in strada con i ragazzini della contrada che si divertono ad assegnarsi delle parti, delle figure specifiche, ad atteggiarsi da adulti e spesso gli tocca il ruolo del prete. Ad appena otto anni, nell’ Anno Santo 1950, quello della sua Prima Comunione, si pone la domanda di quale sia la cosa più importante per lui e quale sarebbe stato il suo impegno futuro. La risposta gli sgorga immediatamente dall’intimo, quasi un presagio: “Se salvarsi l’anima è la cosa più importante, io mi farò prete così salverò le anime altrui e anche la mia.” Dobbiamo tener conto che Vittorio vive in una famiglia ricca di affetti e di spiritualità, dove respira una profonda religiosità e percepisce una grande Fede, che favoriscono l’emergere della sua Vocazione, cresciuta e maturata poi al Collegio Brandolini di Oderzo (TV), a contatto con i padri Giuseppini del Murialdo.
L'Infanzia
Vittorio ama giocare in strada con i ragazzini della contrada che si divertono ad assegnarsi delle parti, delle figure specifiche, ad atteggiarsi da adulti e spesso gli tocca il ruolo del prete. Ad appena otto anni, nell’ Anno Santo 1950, quello della sua Prima Comunione, si pone la domanda di quale sia la cosa più importante per lui e quale sarebbe stato il suo impegno futuro. La risposta gli sgorga immediatamente dall’intimo, quasi un presagio: “Se salvarsi l’anima è la cosa più importante, io mi farò prete così salverò le anime altrui e anche la mia.” Dobbiamo tener conto che Vittorio vive in una famiglia ricca di affetti e di spiritualità, dove respira una profonda religiosità e percepisce una grande Fede, che favoriscono l’emergere della sua Vocazione, cresciuta e maturata poi al Collegio Brandolini di Oderzo (TV), a contatto con i padri Giuseppini del Murialdo.
Gli anni di studio
Gli Anni Sessanta e l’emergere del talento artistico
Vittorio diventa grande in fretta: frequenta le elementari nel suo paese e quindi le scuole medie presso il “Collegio Brandolini “di Oderzo, invitato dai Padri che ne apprezzano la dedizione e l’impegno anche negli argomenti religiosi.
Qui conosce Padre Alfonso Panozzo, insegnante di disegno e noto pittore, una figura determinante nella formazione del giovane Buset, che ancora oggi ama sfogliare i vecchi quaderni attivi di Religione, che immancabilmente gli valevano la premiazione di fine anno.
I Padri Giuseppini suggeriscono a Vittorio di entrare in Seminario già al Ginnasio, che frequenta ad Arcugnano (VI), sotto la guida di Padre Franco Verri, Artista di pittura Sacra.
In quegli anni apprende anche i primi rudimenti della pittura ad olio usando una cassetta di colori regalatagli dalla cugina Matilde Santin, pure essa pittrice.
Matilde ne seguirà l’attività artistica come guida e animatrice, un sodalizio che proseguirà attraverso la solida amicizia con sua figlia Sandra, ora affermato critico d’Arte del pordenonese.
Dopo il noviziato a Vigone (TO), Vittorio si reca poi al Liceo a Ponte di Piave (TV) e consegue la maturità classica presso l’ “Istituto A. Canova” di Treviso, poi entra come tirocinante a Oderzo, dove ritrova Padre Alfonso Panozzo e qui inizia l’attività di educatore ed insegnante.
Si reca poi a Viterbo a studiare Teologia, e nei periodi estivi frequenta il Liceo Artistico di Via Ripetta a Roma, al tempo in cui imperava il Realismo di Renato Guttuso, quando l’impegno sociale e l’attenzione per le problematiche dell’emarginazione erano argomenti di discussione quotidiana. Vittorio vive i movimenti del ’68 all’interno della Congregazione dei Padri Giuseppini del “Murialdo” di Viterbo, dove si ritrova a contatto con le riforme del Concilio Vaticano II.
Il periodo viterbese
Abita nel viterbese per lunghi periodi tra il ’66 e il ’71: studia ed è affascinato dall’Etruscologia e dalla severità del medioevo tufaceo della Tuscia e di Civita di Bagno-regio (VT).
Poi più avanti, alla fine degli Anni Ottanta e primi Novanta, organizzerà alcune “Mostre per la Pace” proprio in questi incantevoli luoghi di meditazione.
Negli anni di studio di Teologia a Viterbo, Vittorio alterna la frequenza del Liceo Artistico a Roma con la scuola “Reffo” di Torino, dove il pittore Enrico Reffo curava la parte artistica.
Qui il professor Pietro Favaro gli trasmette i fondamenti del disegno classico, l’amore per l’Arte Sacra e per l’insegnamento del mestiere artistico.
Negli anni successivi, apprende l’antica tecnica di pittura murale ad “encausto”, dal maestro Imerio Venturini di Mantova, anch’egli ex allievo dei Padri Giuseppini.
Il periodo viterbese
Abita nel viterbese per lunghi periodi tra il ’66 e il ’71: studia ed è affascinato dall’Etruscologia e dalla severità del medioevo tufaceo della Tuscia e di Civita di Bagno-regio (V T).
Poi più avanti, alla fine degli Anni Ottanta e primi Novanta, organizzerà alcune “Mostre per la Pace” proprio in questi incantevoli luoghi di meditazione.
Negli anni di studio di Teologia a Viterbo, Vittorio alterna la frequenza del Liceo Artistico a Roma con la scuola “Reffo” di Torino, dove il pittore Enrico Reffo curava la parte artistica.
Qui il professor Pietro Favaro gli trasmette i fondamenti del disegno classico, l’amore per l’Arte Sacra e per l’insegnamento del mestiere artistico.
Negli anni successivi, apprende l’antica tecnica di pittura murale ad “encausto”, dal maestro Imerio Venturini di Mantova, anch’egli ex allievo dei Padri Giuseppini.
